ricorrenze

25 novembre Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

Femminicidio

Il femminicidio indica l’uccisione di una donna e una forma frequente di violenza è la violenza domestica, perpetrata da familiari e spesso dal partner. 
Il termine “femminicidio” identifica l’uccisione di una donna.


Si tratta di un termine relativamente nuovo, entrato a far parte del vocabolario italiano solo a partire dal 2001. Altrettanto recente è la sua diffusione, a partire dal 2008, anno in cui Barbara Spinelli ha pubblicato un libro intitolato Femminicidio.

Dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale”, segnando l’ingresso di una nuova parola dapprima nel mondo della stampa e dei giornali, ed in seguito anche nella lingua comune.

Prima del 2001, l’unica parola esistente di significato analogo era “uxoricidio”. Tuttavia però, la radice latina uxor (moglie) limitava il significato del termine all’uccisione di una donna in quanto moglie o, più in generale, all’uccisione del coniuge, dal momento che il termine veniva utilizzato anche per gli uomini. La coniatura del termine “femminicido” ha consentito, invece, di identificare l’uccisione di una donna proprio “in quanto donna”.

La parola “femminicidio” non esaurisce però il suo significato nell’atto finale di uccisione di una donna. Piuttosto, identifica un fenomeno molto più ampio che include una molteplicità di condotte, quali: maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa o ancora economica, agite prevalentemente da uomini, in ambito lavorativo, familiare o sociale. Nel loro insieme, quindi, si fa riferimento a comportamenti che minano la libertà, la dignità e l’integrità di una donna, e che possono culminare nell’omicidio, nel tentativo di uccisione o in gravi forme di sofferenza. È quindi “femminicidio” tutto ciò che implica un odio verso l’universo femminile “proprio perché tale”.


La Dichiarazione adottata dall’Assemblea Generale Onu identifica la violenza contro le donne come

“uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini”

pertanto, ancora oggi, il motore di questa forma di violenza può essere rintracciato nella disparità dei rapporti tra i sessi.
Sono le donne tra i 25 e i 54 anni ad essere particolarmente interessate da questo fenomeno: i dati affermano che più della metà dei femminicidi, negli ultimi dieci anni, ha interessato donne appartenenti a questa fascia d’età, perlopiù giovani donne e madri.

Contro il femminicidio

Che fare allora?
Dal punto di vista sociale e politico occorre rendere il femminicidio un problema di cui non si può fare a meno di occuparsi. Sensibilizzare gli uomini e renderli consapevoli e partecipi.

Dal punto di vista psicologico, per le donne, la prevenzione non è tutto, ma è moltissimo. Si deve insegnare loro a chiudere i rapporti con uomini che esibiscono comportamenti violenti di qualsiasi tipo: i segnali devono essere colti prima che si trasformino in tragedie. Il segnale che è arrivato, cosi che si chiuda una storia che non può portare ad altro che esiti dolorosi se non tragici.

Messaggio pubblicitario Gli ultimi dati sconcertanti riguardanti le violenze sulle donne e gli episodi di femminicidio richiedono la presenza di operatori sempre più formati e capaci di valutare il rischio di recidiva, al fine di evitare il perpetuarsi di questo fenomeno. Diventa, pertanto, fondamentale individuare i fattori scatenanti di tale violenza e la predisposizione ad una recidiva violenta di questi fattori. Gli ambiti in cui è importante eseguire una valutazione del rischio sono principalmente due: l’ambito clinico e l’ambito peritale.

(fonte web)